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Nel percorso evolutivo che ha portato alla nascita del Rolex Daytona occupa un posto di rilievo la ref. 6238. Definito semplicemente Rolex Chronograph, è di fatto il primo cronografo di impostazione moderna realizzato dalla maison all’inizio degli anni ’60.
E’ caratterizzato dalla cassa Oyster con fondello a vite e dalla ghiera liscia, che comporta la presenza della scala tachimetrica (o in rari casi medicale) direttamente sul quadrante. E’ disponibile in acciaio ed in oro, nelle varianti 14kt o 18kt. Il vetro ha un profilo bombato ed è contraddistinto dalla ref. Tropic 21.
La produzione di questo modello può essere distinta in due serie distinte, a seconda del tipo di quadrante impiegato.
I primissimi esemplari, indicativamente fino al termine del 1961, montano quadrante e gioco sfere analoghi a quelli delle precedenti ref. 6034/6234 dallo stile tipicamente anni ’50.
La seconda configurazione è quella più conosciuta e sicuramente più rappresentativa del modello, che abbandona i richiami ai cronografi precedenti per inaugurare uno stile proprio, più moderno.
Il nuovo quadrante è monocromatico, disponibile in tre varianti di colore: il più comune argento e i rari grigio ardesia e nero. Gli indici sono applicati e si distinguono per la particolare sfaccettatura mentre il gioco sfere è del tipo “a bastone”.
Per la scelta del movimento Rolex si orienta sul calibro 72 di produzione Valjoux, scelto per le note caratteristiche di affidabilità e qualità. Il calibro viene personalizzato dalla Maison tramite varie modifiche, tra cui l’adozione della regolazione Microstella, l’incisione della sigla Rolex Geneve sulla platina e l’impiego di un ponte della cronografia dedicato, venendo rinominato 72 B. Nell’ultimo periodo produttivo, indicativamente tra il 1965 ed il ’67, assume la nuova sigla 722 pur rimanendo invariato.
La ref. 6238 rimane presente nei cataloghi Rolex fino al 1967, quando esce definitivamente di produzione.
Il 1963 coincide con l’introduzione di un nuovo modello che va ad affiancare il Chronograph 6238. E’ il primo Rolex Cosmograph, contraddistinto dalla ref. 6239. La grande innovazione presentata con l’avvento di questo modello è la particolare lunetta graduata che riporta la scala tachimetrica direttamente incisa nel metallo, a tutto vantaggio della leggibilità del quadrante. Quest’ultimo è disponibile in due varianti cromatiche, con contatori e grafica in contrasto: nero con contatori chiari ed argentè con registri scuri. Al pari del precedente 6238 anche il nuovo Rolex Cosmograph viene realizzato in acciaio oppure in oro (14kt o 18kt). Anche in questo caso le varianti cromatiche sono due: champagne con registri neri e nero con registri champagne.
I pulsanti cronografici sono del tipo “a pompa”, la corona di carica è una Twinlock da 6mm di diametro.
Interessante notare come i primi esemplari prodotti montino una ghiera tachimetrica graduata fino a 300 units per hour, presto sostituita dalla più comune versione 200 units per hour. Il vetro rimane quello impiegato sul Chronograph 6238, il modello Tropic 21, che verrà impiegato su tutti i cronografi Rolex a carica manuale a venire.
Il movimento impiegato è il 72 B fino al 1965, quando viene sostituito dal calibro 722 (sostanzialmente identico). A partire dal ’67 circa viene montato il movimento cal. 722-1, che si distingue dal predecessore per una modifica alla meccanismo di azionamento della cronografia.
Nel 1965 compare per la prima volta la dicitura Daytona sul quadrante, destinata a diventare un’icona dell’orologeria mondiale. Il nome deriva da una gara automobilistica stock-car che si disputa in Florida, in cui Rolex riveste il ruolo di sponsor e cronometrista ufficiale. La scritta può essere posizionata sia ad ore 12 che sopra il contatore delle ore e avere differenti dimensioni, in funzione dell’anno e del produttore del quadrante.
Con il modello 6239 Rolex introduce anche un nuovo tipo di quadrante, definito exotic, nelle varianti a 2 o 3 colori.
Caratterizzato da una particolare grafica e da esclusivi abbinamenti cromatici, è conosciuto come Paul Newman per essere stato ritratto al polso del celebre attore americano.
Due anni più tardi, nel 1965, viene proposta la ref. 6241, che ricalca le caratteristiche del Cosmograph 6239 ad eccezione della lunetta di nuova concezione. La ghiera infatti è realizzata in due corpi, un anello metallico esterno in cui è alloggiato un inserto acrilico nero con la scala tachimetrica stampata in bianco. Differisce da quella in acciaio anche per le dimensioni, avendo un diametro leggermente più grande.
I movimenti utilizzati sono il cal. 722 e il cal. 722-1 che lo sostituisce a partire dal ’67.
Contemporaneamente al 6241 Rolex presenta un nuovo modello Cosmograph, la ref. 6240. Si tratta di un orologio estremamente particolare, che introduce in via sperimentale i nuovi pulsanti cronografici con serraggio a vite per garantire l’impermeabilità. E’ disponibile esclusivamente in acciaio con lunetta nera, mutuata dalla ref. 6241.
L’impiego dei tasti a vite trova riscontro sul quadrante, che per la prima volta su un modello Cosmograph riporta la dicitura Oyster. La versione più tipica presenta le sigma alle ore sei, due simboli convenzionali che indicano i produttori del quadrante.
I pulsanti a vite sono da considerarsi una sorta di prototipo, mai comparsi sui cataloghi ricambi Rolex. Hanno una caratteristica zigrinatura, successivamente definita dai collezionisti “millerighe”. Il loro alloggiamento nelle carrure è meno pronunciato rispetto ai modelli con tasti a pompa ed è facilmente visibile guardando il retro dell’orologio.
Anche la corona di carica Twinlock è differente da quella da quella utilizzata in precedenza, passando da 6 a 7mm di diametro.
I primi esemplari di Rolex Cosmograph 6240 montano il calibro 72 B, presto sostituito dal cal. 722. Gli ultimi orologi prodotti montano invece il più recente cal. 722-1.
Tutte e tre le referenze 6239, 6241 e 6240 escono di produzione nel 1969, quando Rolex introduce la serie Cosmograph mossa dal nuovo movimento 727. Questo calibro deriva dal 722-1 utilizzato in precedenza dal quale si differenzia per l’impiego di un nuovo bilanciere a 21.600 a/h (18.000 a/h per il cal. 722-1).
Il modello 6262 prende il posto del Cosmograph 6239, mantenendone le caratteristiche peculiari come i pulsanti cronografaci a pompa e la lunetta in metallo incisa.
Il Cosmograph 6264 va invece a sostituire la precedente ref. 6241, dal quale eredita la lunetta acrilica nera con scala tachimetrica in bianco.
Rimangono invariate sia la gamma dei quadranti, che comprende anche la versione Paul Newman, che la possibilità di ottenere l’orologio sia in acciaio che in oro giallo 14kt o 18kt.
La produzione è di soli due anni e già nel 1972 Rolex presenta i nuovi modelli Cosmograph Daytona ref. 6263 e 6265, caratterizzati da una importante novità.
Sulla base dell’esperienza fatta qualche anno prima con la ref. 6240, a dire il vero non particolarmente positiva sul piano commerciale, i nuovi cronografi Rolex vengono equipaggiati con i pulsanti cronografici a vite.
La loro presenza è volta ad ottenere l’impermeabilità ed è abbinata all’impiego della nuova corona di carica Triplock da 7mm, più efficiente della precedente Twinlock. La massima profondità raggiungibile rimane tuttavia la medesima della ref. 6240, ovvero 50m/165ft.
I primissimi esemplari prodotti possono montare ancora alcune componenti tipiche del 6240 (pulsanti “millerighe" e corona Twinlock), presumibilmente per esaurire le scorte ancora in stock.
Come è ormai consuetudine i due modelli si differenziano unicamente per lo stile della lunetta, in plastica nera con scala in bianco per il Daytona 6263 e in metallo inciso per il Daytona 6265.
I quadranti propongono i classici abbinamenti con grafica e contatori in contrasto, nelle varianti nera e argentè.
A partire dalla metà degli anni ’70 viene introdotta la dicitura Daytona in rosso, posizionata ad ore 6 sopra il contatore delle ore, identica per entrambe le alternative cromatiche del quadrante.
La variante Paul Newman, priva però della dicitura Daytona, è disponibile solo nel primo periodo produttivo, per poi uscire definitivamente di produzione.
Sono sempre disponibili i modelli in oro giallo, nelle due differenti carature. A partire da metà anni ’70 sono le uniche versioni con certificazione di cronometro, come visibile sul quadrante che riporta la dicitura Superlative Chronometer Officially Certified posizionata alle ore 12.
Il movimento rimane sempre il cal. 727 introdotto nel 1969, senza particolari modifiche. Gli esemplari in oro si distinguono per la numerazione del movimento situata sotto il bilanciere, prerogativa dei modelli con certificato di cronometro. Nell’ultimo periodo produttivo questa caratteristica viene estesa anche ad alcuni modelli in acciaio, nonostante non siano certificati COSC.
Nel corso della produzione entrambi i modelli Cosmograph Daytona vengono sottoposti a leggeri ma costanti aggiornamenti da parte di Rolex, che introduce nuovi pulsanti a vite sul finire degli anni ’70 e una corona di carica migliorata attorno al 1982. La combinazione di queste modifiche offre un notevole miglioramento a livello di impermeabilità, che nel 1984 viene raddoppiata passando da 50m/165ft a 100m/330ft.
Attorno alla metà degli anni ’70 vengono introdotti due particolari varianti basate sui Cosmograph Daytona 6263/65 in oro giallo. Decisamente improntati al lusso, presentano vistose ghiere con diamanti incastonati, taglio brillante per il modello 6269 e taglio baguette per la ref. 6270. A richiesta è possibile ottenere speciali quadranti con pietre preziose, per un abbinamento ancora più esclusivo. Sono da considerarsi alla stregua di orologi-gioiello e vengono prodotti in quantitativi molto limitati, per lo più destinati a facoltosi clienti mediorientali.
La gamma di cronografi a carica manuale Rolex rimane in catalogo fino al 1988 senza mai ottenere un grande successo commerciale, probabilmente penalizzata dalla mancanza di un movimento automatico e dal gusto dell’epoca, maggiormente orientato verso modelli dal design più classico ed elegante. Come già avvenuto per altri orologi Rolex votati ad un uso sportivo l’insuccesso iniziale verrà poi ampiamente compensato ai giorni nostri, con il raggiungimento di un notevole valore collezionistico.
Nello stesso anno viene presentato il sostituto dei precedenti Cosmograph 6263/6265, il Daytona 16520. E’ un modello fortemente innovativo, essendo il primo cronografo a carica automatica nella storia Rolex.
Per la prima volta dopo tanti anni non vene più riproposta la scelta tra le due lunette differenti, sostituite da una ghiera singola ispirata nello stile a quella del precedente Daytona 6265.
La carrure assume proporzioni più in linea con il gusto attuale, facendo registrare un aumento di diametro (ora 40mm) e l’introduzione delle spallette di protezione per la corona di carica, inedite su un cronografo Rolex. Vengono mantenuti i pulsanti con serraggio a vite e la corona di carica Triplock, che permettono l’impermeabilità fino a 100m/330ft.
I quadranti disponibili sono due, nero e bianco con grafica e contatori in contrasto: a differenza dei modelli precedenti i registri non sono totalmente in colore contrastante ma hanno solo un anello perimetrale di diversa tonalità. Rimane però la dicitura Daytona stampata in rosso sopra il contatore delle ore, divenuta ormai un simbolo di questo modello. Per le versioni acciaio/oro (ref. 16523) e oro 18kt (ref. 16528) sono previste combinazioni cromatiche specifiche, comunque basate sullo schema grafico dei quadranti standard per la versione in acciaio.
Anche il vetro è nuovo, realizzato in zaffiro a tutto vantaggio della robustezza.
Come già avvenuto in passato Rolex sceglie il miglior movimento cronografico commerciale per derivarne il calibro da impiegare sulla gamma Cosmograph Daytona. La scelta si orienta sullo Zenith 400, ritenuto il migliore prodotto all’epoca, sottoposto da Rolex a numerosissime modifiche tra le quali l’eliminazione del datario e l’impiego del bilanciere con regolazione Microstella. Gli interventi effettuati sono circa 200 e il calibro così modificato assume la denominazione Rolex 4030.
Il passare degli anni porta diverse modifiche, più o meno rilevanti, che vanno ad interessare la gamma Cosmograph Daytona: nuove ghiere, quadranti inediti e bracciali rinnovati ne mutano l’aspetto in maniera sensibile.
Da registrare l’introduzione della variante in oro 18kt corredata di cinturino in pelle nel 1992 (ref. 16518), seguita da quella in oro bianco con analogo cinturino presentata cinque anni più tardi, nel 1997 (ref. 16519).
Grazie ad una riuscita politica commerciale il nuovo Rolex Daytona si rivela fin dalla sua introduzione un modello di grande successo, diventando molto ambito dai collezionisti nonostante sia un orologio di concezione moderna. Proprio per questa ragione non è a nostro avviso da considerarsi propriamente un modello vintage, avendo modificato in maniera radicale le caratteristiche peculiari dei Rolex Cosmograph che lo hanno preceduto.